Apre “PUSH THE LIMITS”, la mostra che raccogli le voci di artiste donne

È in programma negli spazi della Fondazione Merz (Torino), dal 7 settembre 2020 al 31 gennaio 2021, la mostra PUSH THE LIMITS, un progetto espositivo – a cura di Claudia Gioia e Beatrice Merz – che raccoglie le voci di 17 artiste donne: una polifonia di segni ed esperienze la cui immaginazione ci parla della capacità di far transitare sulle soglie del pensiero tutte quelle realtà che sono ‘oltre’.

Il titolo PUSH THE LIMITS significa “Spingersi oltre i limiti”, e dichiara sin da subito la volontà di indagare la capacità dell’arte di porsi costantemente al limite per spostare l’asse del pensiero, della percezione e del discorso, immettendo nuovi elementi nel sistema; dire sì o no quando la ‘normalità’ esita; evidenziare quello che è suggerito nel presente e non rimanere fermi. Le artiste hanno colto quest’occasione per riaffermare l‘urgenza di liberare l’infinità dei possibili.
Ma quali sono questi limiti da spingere via? Culturali, geografici, identitari, sessuali, sociali e di visione. Ogni fase storica ne ha conosciuti e forse oggi il più grande e che li raggruppa tutti è la mancanza di un linguaggio capace di raccontarli per superarli. Ecco quindi che la pratica artistica ci torna ancora in aiuto poiché è costitutivo dell’arte operare lo sconfinamento tra i linguaggi, le immagini, i saperi e oltrepassare ora strabicamente, ora frontalmente, il proprio tempo e la storia.
Ogni opera in mostra è una spinta in avanti in uno spazio in cui i codici correnti di comportamento sono sospesi e la trasformazione diviene possibile; dove il come se e la quasi realtà consentono un flusso di più visioni e vocabolari rapportandoli a modi differenti di vivere, sperimentandoli e trovando nuovo senso.

Il percorso espositivo investe interamente gli spazi della Fondazione e si struttura come un discorso continuo; un incalzare, di strappi, sovrapposizioni, interrogativi, di realtà già conosciute e che paiono superate ma che invece tornano, di realtà non note che sarebbe opportuno penetrare, di realtà incomunicabili e che chiedono nuove parole.

Un allestimento che sintetizza visivamente l’urgenza espressiva del nostro tempo e che invita il visitatore a definire una propria traiettoria in questo paesaggio continuo.
A testimoniare questa istanza, propria dell’arte contemporanea, sono alcune tra le voci femminili più rappresentative della ricerca artistica internazionale, che con la loro opera hanno declinato – in maniera diversa e sempre relazionandosi con il contesto di appartenenza – l’idea di limite e il concetto stesso di superamento. Autrici che nella loro pratica creativa hanno superato il vocabolario stereotipato di sapere, spingendo più in là i significati.

Le artiste in mostra sono:
Rosa Barba (1972, Agrigento, Italia), Sophie Calle (1953, Parigi, Francia), Katharina Grosse (1961, Friburgo, Germania), Shilpa Gupta (1976, Mumbai, India), Mona Hatoum (1952, Beirut, Libano), Jenny Holzer (1950, Gallipolis, Ohio, USA) Emily Jacir (1972, Betlemme, Palestina), Bouchra Khalili (1975, Casablanca, Marocco), Barbara Kruger (1945, Newark, New Jersay, USA), Cinthia Marcelle (1974, Belo Horizonte, Brasile), Shirin Neshat (1957, Qazvin, Iran), Maria Papadimitriou (1957, Atene, Grecia), Pamela Rosenkranz (1979, Uri, Svizzera), Chiharu Shiota (1972, Osaka, Giappone), Fiona Tan (1966, Pekanbaru, Indonesia), Carrie Mae Weems (1953, Portland, Oregon, USA), Sue Williamson (1941, Lichfield, Regno Unito).

Per maggiori informazioni visitare il sito della Fondazione Merz

 

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