Enzo Pelli e il potere espressivo del segno

Enzo Pelli, Altrove piove, 2009.

 

Enzo Pelli, fondatore del gruppo “Calligrafia in Ticino”, nutre ambizioni personali a vasto raggio, fondate sull’incontro tra sistemi espressivi diversi (poesia, grafica, disegno), fino ad occupare una sorta di terra di mezzo, dove la calligrafia funge da collante tra i dati del significare e quelli del figurare. Da una parte la lingua: spezzoni di frasi che Enzo, autore di tre raccolte, ama inserire nell’opera figurativa, o brevi poesie destinate ai cataloghi. Queste possono svolgere il medesimo tema di un dipinto, come Attesa del 2008in perfetta sintonia con Nubi nere: “Nubi nere/ ferme sull’orizzonte./ Altrove/ già piove”.  Dall’altra parte troviamo l’immagine in sé, nel suo autonomo e progressivo cammino verso l’astrazione. L’atmosfera del dipinto (tecnica mista su carta o tela, in prevalenza) è creata da oggetti visuali a valenza topologica, del tipo nastri, spirali, bande striate o robusti segmenti inclinanti al color nero. Corpi d’attrazione, punti d’appoggio prospettici da mettere spesso in rapporto con i grafismi pseudoalfabetici in movimento sullo sfondo, intervallati da vasti spazi luminosi.

 

Nella mostra inaugurata presso la Galleria La Cornice, a Lugano, il 4 settembre, le opere esposte sembrano ispirarsi a una relativa rarefazione o decantazione, rispetto alle precedenti. Come se l’artista intendesse ora insistere sugli elementi generativi del proprio universo visivo, per invitarci a meditare sull’evoluzione di determinate unità primarie: tratti che s’intersecano in vista di stilizzati labirinti. Lo scarto dalla norma, in questo contesto, è rappresentato da Nero e giallodove il robusto telaio  corrisponde a una finestra che si apre su uno scenario opalescente e in divenire, verso un viaggio dell’immaginario.

 

Enzo Pelli, Albero storto II, 2017.

In molti casi, vedi il trittico Albero storto, un intreccio di rami aggetta su frammenti di scritture variamente decodificabili: parole monche accanto a segni del tutto vuoti. Segni-fantasma effimeri, denuncianti la difficoltà di accedere al senso? Potrebbe anche trattarsi di corpi in fuga da uno “sguardo” che si ritiene “perso”. Il risultato insomma di una percezione ingannevole, legata all’arcaico o all’assente. Nella suite Varco, un nervoso traliccio lascia intravedere le lettere che compongono la parola VARCO, per siglare il passaggio dall’elemento asistematico al vero e proprio grafema. Altre opere abborderanno la scrittura non alfabetica. Nei due inchiostri su carta intitolati Tempio, (di cui una quasi replica in Conglomerato) l’allusione all’ideogramma cinese e a una precisa silhouette è indiscutibile. Vi si riconosce il profilo di un tempio buddhista.

 

 

Enzo Pelli, Non ho parole, 2009.

A questo punto sarebbe opportuno riflettere sugli effetti produttivi del mondialismo, almeno dal profilo culturale. Le cesure tra Occidente e Oriente, com’è noto, si sono affievolite nel tempo. Lo provano, oltre Pelli, numerosi artisti odierni, e già lo documentavano i Nabis di fine Ottocento. Ma ciò che conta davvero, per il nostro artista, è il continuo porsi domande sull’essenza e il potere espressivo del segno, sulla sua enigmaticità di fondo e ineludibile. Il segno è ancoraggio o traccia effimera? Il lavoro di Enzo, in cui si combinano rigore stilistico e sensibilità, non si limita a tracciare forme appaganti. Non lascia tranquillo lo spettatore, al contrario lo sollecita alla riflessione e al dubbio, ricordandogli gli interrogativi ancora irrisolti in relazione al nostro universo comunicativo.

Gilberto Isella

 

 

04.09.2019 – 05.10.2019

Enzo Pelli, mostra personale

Lugano, La Cornice (via A. Giacometti 1)

Orari: Lun-Ven 07:45 – 12:00 / 13:45 – 18:30; Sab. 09:00 – 12:00.

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