Il ritorno a Verscio della grande lezione di Peter Brook

Fare teatro, vivere per il teatro, morire per il teatro: perché? Why? Un interrogativo che, già a partire dal suo titolo, percorre emblematicamente lo spettacolo che l’inossidabile Peter Brook ha scritto e messo in scena con la sua storica assistente Marie-Hélène Estienne e che il Teatro Dimitri di Verscio ha ospitato ieri sera (replica questa sera, 20.30), co-producendolo con il parigino Théâtre des Bouffes du Nord.

Il palcoscenico centovallino ben si adatta alle visioni del grande maestro, uno spazio piccolo ma ideale per adattare la sua proverbiale porta aperta su uno spazio vuoto, parafrasando due suoi saggi teorici fondamentali. Appena tre sedie, un grande tappeto colorato su cui agiscono gli attori.

Già lo scorso anno Verscio aveva accolto The Prisoner richiamando numeroso pubblico per un successo che si è ripetuto con l’arrivo di un lavoro che ha il sapore dell’omaggio a grandi protagonisti del teatro del Novecento, come Gordon Craig, Konstantin Stanislavskij, Vladimir Majakovskij a Vsevolod Mejerchold.

Why? è un viaggio che prende le mosse dalla creazione del mondo, uno scenario che si apre idealmente sull’uomo e sulla vita come un’infinita dinamica teatrale per sfociare sulla storia dei suoi passi fondamentali e cruciali con lo sviluppo dell’arte attoriale, una disciplina continuamente alla ricerca di un metodo, per dare efficacia delle parole e ai movimenti espressivi, dal testo al teatro fisico, spesso al centro di suggestive rappresentazioni.

I tre protagonisti di Why? fanno da tempo parte della famiglia Brook: Marcello Magnifondatore del collettivo inglese Complicité, sua moglie Kathryn Hunter (straordinaria attrice che, con il marito, abbiamo potuto applaudire al LAC nel 2015 in The Valley of Astonishement) e Hayley Carmichael.

Tre grandi interpreti che si misurano in un gioco teatrale articolato sull’ironica e talvolta comica leggerezza rievocando le loro esperienze personali, dai primi passi alla ricerca di un personaggio alla preparazione attraverso esercizi frequentati oggi da ogni scuola che si rispetti fino alla memoria di un teatro che diventa strumento ideologico o, al contrario, viene considerato un’arma pericolosa (a dangerous weapon) per il potere.

In questo senso Brook ripercorre il drammatico voltafaccia del regime sovietico che decreta la fine di Meierchol’d, acclamato regista e padre della biomeccanica, ma inviso a Stalin e alla sua nomenklaturaUn omaggio alle origini russe di Brook che torna a sottolineare la forza del teatro attraverso i suoi messaggi (e anche i suoi silenzi) nella centralità della vita e della morte di un attore.

Why? è una storia che in settanta minuti si trasforma nella lezione di un grande maestro, uno straordinario contenuto dallo spessore espresso con il consueto minimalismo scenico che permette di dare un grande risalto alla prova dei tre attori avvolgendo la platea con la loro eccezionale bravura interpretativa.

Uno spettacolo straordinario e profondo per la verità che riesce a trasmettere grazie alla rievocazione dei pionieri della scena del Novecento che con le loro ricerche, i loro metodi e le loro regie hanno aperto la strada dell’innovazione abbattendo la barriera della quarta parete.

Giorgio Thoeni

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