La letteratura ebraica in mostra al museo Strauhof di Zurigo

Das jüdische an Mr. Bloom, di Wolfgang Hildesheimer

Oggi al museo Strauhof di Zurigo, in occasione della settimana dedicata alla cultura ebraica, apre la mostra letteraria dal titolo “Das Jüdische an Mr. Bloom. Bücher, Menschen, Städte”. 

Il titolo che in italiano potremmo tradurre così “Il lato ebraico di Mr. Bloom. Libri, uomini, città” si rifà all’opera omonima dello scrittore tedesco di origini ebraiche Wolfgang Hildesheimer che analizzò i legami di James Joyce, penna ideatrice di Leopold Bloom in Ulysses, con gli ebrei e l’ebraismo nell’Europa del 20esimo secolo. Esiste una letteratura che si possa definire ebraica? Quali criteri bisogna rispecchiare per essere considerato uno scrittore o un editore ebreo? Sono queste le domande che sottendono la mostra che si propone di ripercorrere le vite e le opere di quelli che sono stati i protagonisti della scena culturale tedesca del secolo scorso o che, semplicemente, hanno contribuito ad influenzarla, attraverso le lettere, le fotografie, le copertine, i libri e gli autografi in allestimento tutti provenienti dalla ricca e preziosa biblioteca del collezionista e antiquario zurighese Martin Dreyfus specializzato proprio nella letteratura d’esilio dal 1930 al 1950.

Punto focale sono proprio gli anni bui nei quali si mette in luce come molti autori ed editori ebrei costretti a lasciare la Germania, in diversi casi l’Europa, continuarono a scrivere e a pubblicare anche dall’estero e da città come Stoccolma, Zurigo e New York. Le vite di editori e scrittori si unirono e si incrociarono fortemente in quel periodo che parlando degli uni non si possono escludere gli altri. Così se ricordiamo l’editore Paul Cassirer, e la sua omonima casa editrice d’arte, ci tornano in mente i suoi autori, gli impressionisti tedeschi Max Slevogt, Lovis Corinth e Max Liebermann. Se parliamo di Samuel Fischer vediamo spuntare scrittori che davvero hanno fatto la letteratura tedesca del 20esimo secolo e sono Thomas Mann, Hugo von Hofmannsthal e Gerhart Hauptmann, senza  dimenticare l’editore di Franz Kafka, Franz Werfel e Else Lasker-Schüler, Kurt Wolff.

L’ascesa del nazionalsocialismo inflisse una ferita grandissima alla florida produzione letteraria di cui abbiamo appena accennato, tutt’a un tratto i libri vennero bruciati, scrittori come Walter Serner e Gertrud Kolmar deportati, altri come Stefan Zweig, Franz Werfel e Anna Segher emigrarono, altri ancora come Walter Benjamin si tolsero la vita. Una ferita che in molti casi non si rimarginò mai più. Tra gli editori il più fortunato di quelli che ritornarono ed ebbero successo in Germania negli anni del dopoguerra fu Gottfried Bermann Fischer, molti altri non tornarono mai più al successo e alla fortuna degli anni Trenta.

Il museo Strauhof codiretto da Gesa Schneider e Rémi Jaccard accanto alla mostra propone una serie di incontri di approfondimento molto interessanti, il programma completo lo trovate qui  intanto due anticipazioni: il 6 settembre alle 18.30 si parlerà di “Due editori ebrei in Germania” ( e sono il Jüdische Verlag e il Schocken Verlag), mentre il 16 settembre alle 15.00  Roland Stark parlerà delle origini dell’editore tedesco Fischer e della trasformazione dell’editoria.

Il sito del museo Strauhof lo trovate qui: www.strauhof.ch.

                                                                                                                                      Natascha Fioretti 

 

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