«La potenza del pensiero muta il destino»: il Festival della Dottrina sociale a Lugano

In quattro giorni, il Festival Giustizia oltre i confini. Per una Svizzera più responsabile e solidale – organizzato dalla Rete Laudato si’ coordinata da Alessandro Simoneschi – ha coinvolto 34 persone nel presentare esperienze e prospettive di carattere economico, imprenditoriale e spirituale su un futuro in cui anche un’economia forte come quella ticinese non può più concepirsi isolatamente ma deve riscoprire nella responsabilità e nella solidarietà delle qualità che la “assicurino” e la rendano più forte e resiliente. Per esprimere simbolicamente questa convinzione come espressione del territorio, è stato piantato in apertura del Festival e in presenza del vescovo di Lugano, Valerio Lazzeri e del sindaco della città, Marco Borradori, un melograno al Parco Tassino.

Festival della dottrina sociale 2020 - Melograno con targa

Chi ha partecipato al Festival o volesse ripercorrere le registrazioni sui canali youtube di Dottrina sociale e nei prossimi giorni di Caritas Ticino, si può convincere della convergenza delle varie esigenze imprenditoriali ed etiche che spingono verso una prospettiva di responsabilità. Non con ragionamenti astratti e lontani dalla realtà, ma con testimonianze e senso di concretezza, i relatori hanno affrontato lo sforzo di spiegarci che cosa significa trasformare il concetto di «profitto immediato» in «coscienza», attraverso un triplice approccio: parlare di esperienze pratiche (prima serata), approfondire e nutrire la speranza (seconda serata), riflettere sui modelli e scoprire alternative (terza serata).

Recitando una poesia indiana, Stefania Padoan ha puntualizzato il senso del Festival: l’uomo costruisce l’avvenire con il proprio pensare ed agire, che sono i semi del futuro. Ma se il pensiero, come è stato rilevato da Elena Granata, oggi viene formato da nuove sensibilità verso la realtà, si comprende l’appello della Laudato si’ di ascoltare «Il Grido della Terra» – non a caso il titolo di una mostra che il Festival ha ospitato a Lugano, interessando presso l’Istituto Elvetico 210 alunni. La responsabilità «diventa carne», come sottolinea Ivan Vitali, si concretizza proprio non attraverso la delimitazione, ma è scelta concreta che si prende cura del mondo. Perciò, essa è per forza “oltre i confini” – altrimenti non viene compresa seriamente: quindi anche “oltre i confini” di ciò che si può definire in patti e protocolli, per quanto ovviamente siano indispensabili. Se avviene questa dinamica della responsabilità, allora essa inizia a coinvolgere e qualcosa cambia davvero nel mondo e qui da noi.

È stata una bella esperienza vedere come questa concretizzazione del tema posto dall’iniziativa popolare «per multinazionali responsabili» – indipendentemente dall’esito della votazione – ha collocato il nostro territorio in una prospettiva globale, che è stata realizzata grazie alle voci dalle Filippine (don Rene Cabag), dal Camerun (don Jean Paulin Mbida) e dal Brasile (padre Dario Bossi), ed arricchita dalla molteplicità dei panorami europei (Gherardo Girardi da Londra, Marijana Kompes da Zagabria, don Stanislaw Skobel da Varsavia).

La ricaduta di questo sguardo “oltre i confini” della Svizzera sulla nostra realtà sta anche nel comprendere che la finalità dell’azienda è il bene comune, come sottolinea Stella Gubelli, e quindi che bisogna superare la contrapposizione tra shareholders e stakeholders. Si tratta della visione antropologica espressa dalla Dottrina sociale che la persona e la sua attività sia imprenditoriale che lavorativa costituiscono un’unità. L’attenzione per le persone che fa parte del «fine dell’impresa», e che include certamente il rapporto costruttivo» con i clienti, può essere realizzata, per esempio, attraverso «patti di progetto» con i dipendenti per la formazione, per la compatibilità lavoro-famiglia o per la socialità e volontariato: tali prospettive sono state delineate da Luca Bolzani. Questi fattori rendono l’azienda attrattiva nella misura in cui essa realizza la «realtà persona» la quale deve corrispondere – secondo Rossana Andreotti – all’orizzonte dell’intera umanità.

Pari diritti e riconoscimento delle donne come vera e propria risorsa indispensabile per un migliore funzionamento dell’economia – questo messaggio espresso dalla numerosa presenza femminile tra i protagonisti del Festival trova la sua radice biblica tremila anni fa nel testo della Genesi in cui, spiega Ernesto Borghi, si legge che il compimento della creazione avviene soltanto con la donna. All’inizio di ogni evoluzione e progresso, quindi, non sta l’individuo ma la relazione. Relazione che, ricorda padre Mauro Jöhri già ministro generale dei Cappuccini, si esprime nella sua universale serietà e profondità proprio nel Cantico delle creature di San Francesco.

Un tema diverse volte accennato durante il Festival è l’urgenza di risolvere i disordini della finanza come fattore della crisi socio-ambientale. Bisogna riavvicinare la finanza all’impresa, sottolinea Marialuisa Parodi, e raggiungere le realtà che hanno potenziale di innovazione e produttività. Ecco un’altra concretizzazione della responsabilità nel richiamo reciproco tra lo sguardo sul mondo (siamo tutti “ospiti”) e sul vicino (cerchiamo il “tu”). Così, eliminare le “relazioni tossiche” dalle nostre realtà aziendali è il vero e proprio presupposto per potersi assumere il focus della responsabilità anche “oltre i confini”. Se, come sottolinea Pietro Invernizzi, oltre i “beni privati” e “pubblici” ci sono i “beni comuni” in quanto «produttoria» dei beni delle persone di cui è fatta la società, allora si delinea una prospettiva di inclusione di tutte le persone nel processo produttivo riducendo sempre di più le «zone» o «coni d’ombra».

Infine, l’importanza di gestire i mercati e la finanza rimanda certamente all’importanza della politica: ad essa appellarono non solo i nostri relatori ma innanzitutto i giovani tra i quali abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni partecipanti ticinesi all’Economy of Francesco: Letizia Bernaschina, Andrea Puglia, Valerie Baggi e Francesca Ambrosio.

Markus Krienke

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