L’astronauta Paolo Nespoli si racconta

L’astronauta è tra le professioni più ambite, soprattutto quando si è bambini che si sogna in grande, e c’è chi quel sogno lo realizza. È il caso di Paolo Nespoli, considerato ad oggi un “uomo dello spazio”, o meglio uno degli astronauti con maggiore esperienza. Ed è in occasione del Festival di Sondrio – dedicato ai documentari sui parchi, in programma venerdì 22 e sabato 23 novembre – che tanti giovani avranno l’occasione di ascoltarlo e confrontarsi con chi ha deciso di essere navigatore spaziale per professione.


L’UOMO DELLO SPAZIO…

Nespoli nasce il 6 Aprile 1957 a Milano e trascorre la sua infanzia a Verano Brianza; si diploma nel 1977 al Liceo scientifico “Paolo Frisi” di Desio ed in seguito si arruola nell’esercito dove trascorre otto anni, diventando incursore del 9° Battaglione d’Assalto “Col Moschin” di Livorno. Dal 1982 al 1984 è a Beirut, in Libano, con il contingente italiano della Forza multinazionale di pace. Congedatosi dall’esercito ottiene un Bachelor of Science e un Master of Science in Aeronautica e Astronautica al Polytechnic University di New York. Torna in Italia e lavora come ingegnere disegnatore per poi essere assunto dal Centro astronauti europeo dell’Agenzia spaziale europea (Esa) a Colonia in Germania come ingegnere addetto all’addestramento degli astronauti.

È l’anno 1998 quando inizia la sua carriera nello spazio: selezionato come astronauta dall’Agenzia spaziale italiana, viene inserito nel corpo astronauti dell’Esa e distaccato al Johnson Space Center della Nasa a Houston. Il suo primo volo nello spazio avviene nel 2007, come specialista a bordo dello Space Shuttle Discovery per la stazione spaziale internazionale. Poi, nel dicembre 2010 partecipa alla Spedizione 26/27 rimanendo nello spazio per ben 159 giorni (fa il suo rientro sulla Terra nel Maggio del 2011). La sua ultima missione è il 28 luglio 2017 a bordo della Soyuz MS-05 dove ha svolto oltre 60 esperimenti per la missione Vita, acronimo di vitalità, innovazione, tecnologia ed abilità (atterrò il 14 Dicembre 2017 dopo 139 giorni nello spazio).

La sua prossima tappa è Sondrio in occasione del Festival dove si confronterà con generazioni di giovani diversi, ma prima l’astronauta italiano ha fatto quattro chiacchiere con Donatella Salambat di Valtellina News.

PAOLO NESPOLI CI RACCONTA E SI RACCONTA

Quali sono le problematiche maggiori che un astronauta deve affrontare nello spazio?
Lo spazio è un luogo ostile alla vita umana. L’astronauta è vivo perché è dentro una macchina che lo mantiene in vita; già questa è una costrizione. L’alveo che protegge e tiene in vita noi umani è la Terra. Per poter vivere nello spazio sono necessarie una serie di condizioni frutto di sofisticate tecnologie. Lavorare in quella dimensione per tanto tempo, come si fa nella stazione internazionale, vuol dire esporsi a condizioni di vita non normali. Ora è difficile dire che cosa sia normale sulla Terra. Faccio un paio di esempi: gli eschimesi dormono a -30 gradi nudi sulla neve perché per loro quella è una condizione normale di vita così come chi vive nel deserto del Sahara sopporta temperature medie di 40 gradi all’ombra. Per un astronauta ciò che conta per poter sopravvivere nello spazio è l’addestramento, che è lungo e minuzioso.

Com’è la vita a bordo di un veicolo spaziale?
Sulla stazione l’astronauta è l’unica forza lavoro, ragione per cui egli deve essere in grado di risolvere qualsiasi problema: gestire i sistemi di bordo, effettuare il rifornimento, controllare le pressioni, aprire i boccaporti etc. In pratica egli deve provvedere a tutto, ma soprattutto pensare al mantenimento operativo della stazione perché qualsiasi cosa succeda l’astronauta deve risolverla. L’addestramento dura dai tre ai sei anni e in quell’ambiente le regole di vita che consideriamo normali si stravolgono.

Come reagisce il corpo umano, seppure dentro una navicella, catapultato nello spazio?
Il corpo funziona in modo diverso rispetto alla pressione terrestre. L’astronauta deve affrontare i cambiamenti fisiologici come la perdita di calcio nelle ossa o come il cambio della pressione corporea che produce un innalzamento della pressione nella scatola cranica con problemi agli occhi e al cervello. Inoltre anche l’isolamento è una costante. Gli esseri umani non sono nati per essere solitari o con un nucleo di persone che controlla le tue funzioni ogni cinque minuti. L’addestramento e lo spirito di adattabilità per un astronauta sono caratteristiche che in qualche modo riescono a mutare gli svantaggi e le problematiche in vantaggi. Io sostengo che non esistono astronauti bravissimi e perfetti, ma esistono astronauti decenti che riescono a fare tutto decentemente senza fare grossi pasticci. Ciò che conta per superare e affrontare al meglio una missione spaziale è l’addestramento e la capacità di affrontare le problematiche legate all’ambiente in cui ci si trova. La soddisfazione enorme che se ne ricava è la consapevolezza di sapere che si sta facendo qualcosa di veramente eccezionale.

Le esplorazioni nello spazio sono destinate a cambiare molto in futuro?
Siamo al limite di quello che possiamo fare con i mezzi attualmente in nostro possesso. Se guardiamo alle distanze che ci separano da Marte e da altri pianeti, alle galassie nello spazio, ci rendiamo conto di non riuscire a raggiungerle se non troveremo un modo diverso di viaggiare. Questo secondo me sarà una delle sfide del futuro: individuare un modo diverso di viaggiare o di spostarci. L’uomo ha cominciato a muoversi andando a piedi, a cavallo, in bicicletta, in treno, in macchina, poi i mezzi sono diventati più potenti fino ad arrivare all’utilizzo dell’aereo coprendo distanze sempre più ampie toccando il punto di massima capacità. E adesso? A mio parere siamo arrivati al limite delle capacità di spostamento usando energia chimica o energia che sposta i nostri corpi. Dovremmo trovare modi diversi di muoverci.

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