Lugano, inaugurata “KAKEMONO”: la mostra dedicata al Giappone

Inaugurata ieri al MUSEC – Museo delle Culture di Lugano la mostra KAKEMONO. Cinque secoli di pittura giapponese dedicata, appunto, alle pitture giapponesi. L’esposizione – curata da Matthi Forrer e allestita al primo e secondo piano di Villa Malpensata – propone un approfondimento sull’arte orientale che costituisce, dal 2005, uno dei poli della ricerca e dello sviluppo del Museo.

La rassegna ripercorre cinque secoli di tradizione figurativa nipponica tra il XVI e il XX secolo, attraverso 90 kakemono, ordinati lungo un percorso tematico che permette di esplorare in profondità la sostanza dei linguaggi pittorici, provenienti dall’inedita collezione, raccolta con cura filologica dal medico torinese Claudio Perino. Il direttore del MUSEC, Francesco Paolo Campione, ha spiegato che KAKEMONO nasce da un’idea ben precisa, cioè quella di «accompagnare il pubblico in un viaggio emotivo di forme e soggetti; un viaggio capace di restituire la peculiarità non solo della pittura ma, più ampiamente, della rappresentazione visiva nella civiltà giapponese».

Ma che cos’è esattamente il “kakemono”? È un prezioso rotolo di tessuto (o di carta), il quale viene dipinto o calligrafato e poi appeso sulle pareti durante occasioni speciali. A volte può anche essere utilizzato come decorazione in base alle stagioni dell’anno.
A differenza delle tele o delle tavole occidentali, i kakemono hanno una struttura morbida, e sono concepiti per una fruizione cronologicamente limitata: sono infatti opere che partecipano al tempo e al movimento, poiché esposti nell’alcova delle case giapponesi o lasciati oscillare per qualche ora all’esterno, magari in giardino, per la cerimonia del tè. Opere che, nella varietà dei loro soggetti, descrivono la bellezza ineffabile e lo scorrere del tempo, riflettendo una concezione estetica e filosofica tipicamente orientale. Spesso i soggetti dei dipinti erano animali o piante, ognuno di questi con un significato simbolico, il quale contribuiva a stabilire e a consolidare lo status sociale dei possessori del kakemono.

LA MOSTRA
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni tematiche (Fiori e uccelli; Figure antropomorfe; Animali; Piante e fiori vari; Paesaggi) e propone le opere dei maggiori artisti del tempo, quali Yamamoto Baiitsu (1783-1856), Tani Bunchō (1763-1840), Kishi Ganku (1749-1838), Ogata Kōrin (1658-1716).

Komai Ki, noto anche come Genki, 1747-1797. Una gru solitaria su una sponda accanto a un pino, sotto il sole nascente. (1760-1769).

La mostra si apre con i dipinti di fiori e uccelli (kachō-ga) che giocano su un’associazione allegorica tratta dalle poesie haiku, e prosegue con quelli che rappresentano figure antropomorfe, dapprima limitate ad alcune divinità buddhiste, a seguaci o discepoli del Buddha, a ritratti di figure shintoiste, o ancora a personaggi mutuati dalla tradizione cinese. Fu solo nel XVIII e XIX secolo che iniziano a comparire anche le persone comuni.
Dall’analisi dell’iconografia degli animali che, a differenza di quella degli uccelli, sono rappresentati in maniera esigua, si giunge alla sezione dei dipinti che propongono piante e fiori, collegati ai mesi e alle stagioni.

Tra le piante, il bambù riveste un importante significato simbolico che comunica un senso di flessibilità, di resistenza e di sicurezza. Per molti studiosi e letterati, la rappresentazione pittorica del bambù era un esercizio assai importante, strettamente collegato per caratteristiche tecniche alla calligrafia, tanto che alcuni artisti vi dedicavano tutta la vita.

La mostra si conclude con i dipinti di paesaggio che veicolano un concetto idealizzato della natura. In tali opere si trovano spesso riprodotti fiumi, laghi, corsi d’acqua, pozze o ruscelli in primo piano e picchi montuosi sullo sfondo e, in scala minore, ponti, templi, padiglioni, edifici e piccole figure umane. È particolarmente interessante notare come questo genere sia quasi sempre realizzato con il solo inchiostro, con rare note di colore. Inoltre, il percorso è arricchito da due armature originali di Samurai e da alcuni album di fotografie giapponesi di fine Ottocento, dalle copertine in lacca riccamente decorate, provenienti dalle collezioni del MUSEC. Accompagna la mostra un catalogo Skira disponibile sia in edizione italiana, sia in edizione inglese, curato da Matthi Forrer.

L’esposizione è prodotta da Fondazione culture e musei di Lugano e Fondazione Torino Musei, si avvale del sostegno della Città di Lugano, della Repubblica e Cantone Ticino – Fondo SWISSLOS, della Fondazione Ada Ceschin e Rosanna Pilone.

INFORMAZIONI E ORARI:
KAKEMONO. Cinque secoli di pittura giapponese
La Collezione Perino Lugano (Svizzera),
MUSEC | Museo delle Culture (Villa Malpensata, Riva Caccia 5 – entrata dal parco)
Dal 17 luglio 2020 al 21 febbraio 2021
Orari: Dalle 11.00 alle 18.00. Chiuso il martedì.

Per maggiori informazioni chiamare al numero +41.58.8666960 oppure inviare un email a info@musec.ch.

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