Salone del Libro di Torino: l’ombra lunga del fascismo

Fa ancora discutere la presenza di Altaforte, casa editrice vicina ad ambienti neofascisti, al Salone del Libro di Torino. Dopo Wu Ming e lo storico Carlo Ginzburg, anche Zerocalcare, la presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo e numerose altre case editrici annunciano l’intenzione di non partecipare alla fiera in programma nel fine settimana. Contro le defezioni punta il dito Francesco Polacchi, che di Altaforte è l’editore: “Io sono fascista. L’antifascismo è il vero male di questo Paese”, sostiene suscitando la dura presa di posizione della sindaca Chiara Appendino, che definisce la cultura unico “argine a ogni possibile degenerazione”. E invita a partecipare numerosi alla 32esima edizione della manifestazione. Perché solo così, sostiene la prima cittadina, “si vince”.

Quello che doveva essere il Salone della rinascita, dopo le difficoltà economiche che ne hanno messo in dubbio l’organizzazione, rischia dunque di trasformarsi nell’edizione delle polemiche. “Non ci sono elementi per negare l’accesso al Salone del Libro alla casa editrice Altaforte, per quanto reputi la sua attività e la sua presenza non gradite”, sostiene il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, secondo cui “il libro, per definizione, è un elemento di apertura e nulla è peggio di utilizzare argomenti amministrativi per impedire una presenza, per quanto discutibile”. Eppure, sono tanti quelli che scelgono di rinunciare alla vetrina del Salone per protestare contro la partecipazione della casa editrice ‘sovranista’. “Una manifestazione promossa dal ministero per i Beni Culturali della Repubblica italiana non può includere propaganda nazifascista”, affermano gli storici dell’arte Salvatore Settis e Tomaso Montanari annunciando il loro forfait. “L’istituzione può cavillare, distinguere e riservare alla magistratura il compito di combattere il fascismo. Il singolo cittadino può invece praticare un antifascismo più diretto e sanguigno”, rincara la dose Roberto Piumini, che al Lingotto avrebbe dovuto presentare in anteprima il suo ultimo libro, ‘Storie per voce quieta’. “Non parteciperò all’incontro – sottolinea – prendendomi naturalmente l’intera responsabilità della decisione…”.

Anche le conferme, però, sono numerose. “Contro qualsiasi oscurantismo, le parole, le idee e la presenza sono le armi più efficaci per la cultura e la democrazia”, dice la casa editrice Einaudi, comunque presente così come minimum fax: “In un contesto politico e culturale difficile e pericoloso come quello attuale – si legge sul profilo Facebook della casa editrice – l’azione antifascista di presidio, proposta e coinvolgimento dei cittadini lettori rappresenta oggi come non mai un valore da preservare e rafforzare”.

Sui social l’hashtag #iovadoatorino è subito trend topic. “Al Salone del libro di Torino io ci andrò. La faremo non ‘nonostante’ la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio ‘a motivo’ della loro presenza”, dichiara la scrittrice Michela Murgia. Anche Altaforte ci sarà, “perché ora è una questione di principio. Eravamo pronti alle polemiche, ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov”, dice Polacchi, che punta il dito contro Zerocalcare. Il noto fumettista tira dritto per la sua strada: “Non andare è una decisione sofferta – dice – non è che io so’ diventato più cacacazzi negli ultimi tempi, anzi so’ pure molto più rammollito, è che sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro”.

n/a