“Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini” al MASI di Lugano

Dal 25 agosto al 10 novembre 2019, il Museo d’arte della Svizzera italiana presenta Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini: un nuovo allestimento della collezione intorno al monumentale Trittico della Natura del grande maestro. Al centro il mondo alpino, da quello romantico di William Turner fino a quello contemporaneo della coinvolgente installazione di This Brunner.

Giovanni Segantini, "La vita", 1896-899, olio su tela

Giovanni Segantini, La vita, 1896-899, olio su tela (Giovanni Segantini Museum, St. Moritz, Foto: FotoFlury).

Giovanni Segantini, "La natura", 1897-1899, olio su tela

Giovanni Segantini, La natura, 1897-1899, olio su tela (Giovanni Segantini Museum, St. Moritz, Foto: FotoFlury).

Giovanni Segantini, "La morte", 1896-1899, olio su tela

Giovanni Segantini, La morte, 1896-1899, olio su tela (Giovanni Segantini Museum, St. Moritz, Foto: FotoFlury).

Partendo dalla riflessione sul concetto di ciò che artisticamente si può definire Sublime, l’esposizione traccia un percorso visivo della pittura di paesaggio, intesa come espressione del “Sentimento di montagna”, in Svizzera e all’estero dal XVIII al XXI secolo. Centrale è il dialogo tra il Trittico della Natura di Giovanni Segantini e l’installazione video Die Magische Bergwelt in den Filmen von Daniel Schmid dello svizzero This Brunner, collocati uno di fronte all’altra dando luogo a una mostra nella mostra. Per vent’anni curatore della sezione Film Tributes di Art Basel, Brunner realizza un’opera coinvolgente con una sequenza di scene tratte da quattro capolavori del regista grigionese Daniel Schmid, restituendo una visione del paesaggio alpino tra idealizzazione, magia e realtà.

Il percorso, che si dispiega attorno ai due grandi lavori di Segantini e Brunner, è composto da una sessantina di opere e si apre con un protagonista del romanticismo europeo, William Turner e due illustri interpreti della mitologia alpina, Alexandre Calame e il giovane Ferdinand Hodler, per i quali la maestosità, l’imponenza e il mistero rendono il soggetto della montagna perfettamente coerente con il sentimento di smarrimento e contemplazione ricercato nell’estetica del Sublime.

Alexandre Calame, "Il Lago dei Quattro Cantoni", 1852-1858, olio su tela, 50 x 70 cm

Alexandre Calame, Il Lago dei Quattro Cantoni, 1852-1858, olio su tela, 50 x 70 cm (MASI Lugano, Collezione Cantone Ticino. Donazione Barone Eduard von der Heydt).

Seguono i lavori di Giovanni Giacometti e Umberto Boccioni, vicini all’opera di Segantini. Del primo è esposta la bella tela Sera sull’alpe, datata 1908; del secondo un importante nucleo di opere appartenenti alla donazione Chiattone: una serie di tele divisioniste, precedenti al suo periodo futurista, dove natura e paesaggio sono protagonisti.
Nel percorso si incontrano alcuni artisti contemporanei per cui la rapprentazione della montagna diventa ambivalente. Nell’assemblaggio intitolato Oh Ubi gli elvetici Lutz e Guggisberg riprendono in chiave ironica il significato simbolico e identitario di cui è stato investito il soggetto alpino in Svizzera; Balthasar Burkhard nelle fotografie del Bernina ne ripropone invece la forza romantica; mentre Not Vital, da sempre legato all’ Engadina, traspone il mondo alpino nell’installazione composta da 170 “palle di neve” in bronzo patinato di bianco che chiude la mostra.

Filippo Franzoni, "Sera a Lodano", 1885-1890, olio su tela, 85.5 x 120.5 cm

Filippo Franzoni, Sera a Lodano, 1885-1890, olio su tela, 85.5 x 120.5 cm (MASI Lugano, Collezione Città di Lugano).

Infine sono presenti numerosi dipinti di paesaggio e vita rurale eseguiti da artisti ticinesi, in cui è possibile ritrovare un senso di sublimazione. Filippo Franzoni interpreta i paesaggi locarnesi come stati d’animo, aprendosi a una sensibilità simbolista; nei paesaggi montani di Luigi Rossi le figure rurali sono portatrici di quei valori esistenziali vicini al modello segantiniano, anche se contraddistintiti da una specificità e una valenza identitaria ticinese. In questo senso è interessante anche l’opera fotografica di Roberto Donetta, nella quale è documentata la vita in trasformazione verso la modernità della valle di Blenio.

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